venerdì 7 dicembre 2012

Naomi Klein: L'economia dei disastri e la shockterapia delle privatizzazioni liberiste


Nel febbraio 1993, il Canada era nel mezzo di una catastrofe finanziaria, o almeno così si sarebbe detto leggendo i giornali e guardando la tv. «La crisi del debito incombe» titolava a nove colonne il quotidiano nazionale, il «Globe and Mail». Un programma televisivo molto seguito riferì che «gli economisti prevedono che nel giro di un anno, forse due, il viceministro delle Finanze si recherà al Consiglio dei ministri [...] e annuncerà che il credito del Canada è esaurito [...] Le nostre vite muteranno radicalmente».

[...] molto presto, potenti agenzie di Wall Street come Moody's e Standard and Poor's avrebbero ridotto il nostro rating di credito nazionale dal suo attuale e perfetto triplo A a qualcosa di molto inferiore. Quando ciò fosse accaduto, gli investitori, resi liberi dalle nuove regole della globalizzazione e del libero scambio, avrebbero semplicemente ritirato i loro soldi dal Canada per portarli in un


luogo più sicuro. L'unica soluzione, ci dissero, era tagliare radicalmente le spese relative a programmi come l'assicurazione per i disoccupati e la sanità. Neanche a dirlo, il partito liberale al governo fece esattamente questo, pur essendo stato eletto poco tempo addietro promettendo di creare posti di lavoro [...]

Due anni dopo il picco dell'isteria da deficit, la giornalista investigativa Linda McQuaig mostrò una volta per tutte che l'intera crisi era stata creata ad arte e manipolata da una manciata di think tanks finanziati dalle maggiori banche e aziende canadesi,[...]. Il Canada aveva sì un problema di deficit, che però non era provocato dalle spese per la previdenza sociale e altri programmi sociali. [...]

La McQuaig andò negli uffici centrali di Moody's a Wall Street e parlò con Vincent Truglia, analista capo incaricato di valutare l'affidabilità creditizia del Canada. Truglia le disse qualcosa di sorprendente: che riceveva costanti pressioni da parte di imprenditori e banchieri canadesi perché dipingesse un quadro molto negativo delle finanze del Paese, [...]

Era perché, per la comunità finanziaria canadese, la «crisi del deficit» era un'arma importante in un'aspra battaglia politica. Mentre Truglia riceveva quelle strane telefonate, era in preparazione una massiccia campagna per spingere il governo ad abbassare le tasse tagliando la spesa per i programmi sociali come la sanità e l'educazione. Poiché questi programmi sono sostenuti dalla grandissima maggioranza dei canadesi, l'unico modo per giustificare quei tagli era dire che l'alternativa era il collasso economico nazionale - una piena crisi.


 
Da SHOCK ECONOMY di Naomi Klein

BUR edizioni 2010, € 12,00
 
meditate gente